POLICROMIE

dall’8 al 30 luglio 2018

Collegiata San Sebastiano – Marciana

 

Giuliana Perrini è nata a Crispiano (TA) nel 1962. Fin da giovanissima evidenzia una particolare vocazione per la pittura tale da indurla ad una profonda ricerca artistica. Nel 1986 diventa allieva della Professoressa Emilia Poli di Molfetta, affina le proprie capacità tecniche ed espressive, incanalandosi in un discorso monotematico paesaggistico basato su originali effetti cromatici.

La pittura della Perrini ama le composizioni caratterizzate da bagliori cromatici intensi e dinamici.

Sono per lei valori ad ampio respiro gli equilibri imperfetti e non calibrati nonché la trasparenza dei paesaggi non ancora ammorbati dall’interevento umano, che, imprimendosi con determinata esasperazione delle immagini,  esprimono le incertezze e le speranze della natura.

Tali immagini – sorrette da una poliedricità cromatica dinamica e vitale – tentano di individuare la propria dimensione oltre il confine del tempo e dello spazio. E’ una pittura senza prospettiva, macchie di colore che si prefiggono l’obiettivo di delineare – in modo immediato e spontaneo – le vicende delle stagioni, rappresentate cromaticamente nel loro divenire e nella loro variegata gamma di espressioni.

E’ quindi la natura, la protagonista incontrastata, con le sue sofferenze, le sue perplessità e contraddizioni: a volte assopita, a volte esuberante ed agitata, ma, sempre sorretta dal vento impetuoso e perenne della vita, fonte inesauribile di ispirazione che traendo la sua linfa vitale da Essa, genera profonde e violente emozioni.

Da oltre un ventennio i suoi dipinti vengono esposti in mostre collettive e personali, esposizioni nazionali ed internazionali, calamitando l’attenzione dei critici e del pubblico.

 

Istintuale, incontaminata, idillicamente protesa a carpire gli entusiasmi emozionali che le derivano dall’osservazione e dall’inebriamento della luce, come componente essenziale della solare “lettura” dei suoi alberi riverberanti, delle sue gravine abbacinate, dei suoi viali luminescenti, delle sue arboree ovattate, l’artista si nega alla figurazione, avendola interiorizzata, supponendone la presenza e l’essenza come campo visivo, intuendone la limitazione rappresentativa a favore del dato emotivo che lo “sconfinato senso delle possibilità può sottrarre al limitato senso della realtà”, come da postulato esistenziale e filosofico suggerito da Robert Musil.. (Giovanni Amodio)